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Fosdinovo

Per gli amanti della Storia
La Lunigiana, con i suoi incantevoli borghi murati, le torri di cento e più castelli, le chiese, i piccoli musei, le ville sparse nella campagna, è un incomparabile repertorio della memoria di una cultura lontana. Questa regione è collocata all'estremo nord della Toscana, a cavallo tra l'Emilia Romagna e la Liguria. Attraversata dalla
Via Francigena , questa area ha conservato tante tracce di un passato glorioso e misterioso, i cui Castelli, chiese Romaniche ed antichi villaggi medievali conservano ancora le testimonianze.

FOSDINOVO E IL CASTELLO MALASPINA

Il castello Malaspina è il più fotografato tra tutti quelli di Lunigiana, è proprietà dei marchesi Torrigiani-Malaspina ed è sempre visitabile.
L'antico maniero del XIV secolo, a pianta quadrangolare e con torri circolari, ha subìto ampliamenti e rifacimenti anche nell'Ottocento, adattandosi in tempi di pace alle mutate esigenze dei suoi proprietari.
Esso domina, con la sua possente mole, il bellissimo borgo con chiese ed oratori che conservano preziose opere d'arte: tra tutte, nella chiesa di san Remigio, il sepolcro in marmo di Galeotto Malaspina.
II castello ospita concerti, manifestazioni culturali e mostre d'arte. Tra le sue mura si narra della presenza di Dante alle corti di Malaspina, ma anche di un immancabile fantasma che ogni tanto comparirebbe nelle sue stanze.

Fosdinovo conserva nell'insieme di case, strade, vicoli il carattere di borgo feudale. L'origine di questo nome è controversa: chi lo fa derivare dal fosso scavato a difesa delle mura sul lato verso il mare, chi lo riferisce al passaggio la foce che da Fosdinovo si apre verso la Lunigiana interna e verso l'Appennino. Fino al XIII sec. l'entità più cospicua di questa Consorteria portò i nomi degli Erberia e dei Vescovi di Luni, ma verso la fine del secolo entrarono a farne parte i Malaspina, che in seguito acquistarono sempre maggiore importanza, finché nel 1340, uno di essi, Spinetta, rimase unico proprietario di Fosdinovo. A lui si deve la costruzione della maggior parte del castello, che collegato con le mura del borgo costituì il centro politico e militare dei feudi dei Malaspina.
In questi ultimi anni il paese, proprio a ragione della tranquillità e del clima, si è imposto come luogo di ritiro per squadre di calcio, anche per la buona attrezzatura alberghiera capace di soddisfare le clientele più esigenti.

Nei vicoli del borgo respiri aria di terra di confine, sospeso com'è tra le brezze che arrivano dal mare e i venti della montagna.
Nella piana di Fosdinovo la villa Malaspina di Caniparola ha un bel parco con giardino all'italiana che conduce all'elegante loggiato d'ingresso, mentre il grande salone di rappresentanza, affrescato, conserva il palco per le feste. Nei pressi di Fosdinovo, da Pulica, ci arrivano le più preziose testimonianze della vita dei guerrieri Liguri/Apuani, ma anche la più antica descrizione della cena del Natale.

Il guerriero dell'Età del Ferro, di cui è stata ritrovata la tomba nei pressi di Pulica, recava con sé uno straordinario corredo funebre: un elmo di bronzo di produzione etrusca con grandi corna falcate, forse bottino di guerra sottratto ad un guerriero celtico, una spada, una lancia ed i vasi contenenti le sue ceneri, raccolte dopo la cremazione, secondo l'uso funebre degli antichi Liguri.
Le sue armi, che richiamano quelle delle statue-stele, raccontano di scambi non sempre pacifici con il mondo celtico.

I VINI DEI COLLI DI LUNI

Sulle colline che guardano il mare e sovrastano la vasta piana dove sorse in antico quella "splendida Civitas" che fu la città di Luni, la vite è da sempre fonte di ricchezza e dispensatrice di piaceri.
Gli storici dell'antica Roma parlano con entusiasmo dei vini di Luni e come dar loro torto quando si pensa ai nettari di quell'ampia corona di colline che dal mare delle Cinque Terre arriva nelle terre del Candia, ai piedi dei marmi delle Apuane.
I vini della D.O.C. dei colli di Luni sono assai versatili: trovi ottimi rossi prodotti con vitigni di sangiovese, lanaiolo, pollera, ciliegiolo, da abbinare a minestroni, carni grigliate, formaggi semiduri.
I bianchi che danno i vitigni di vermentino e trebbiano sono ottimi con antipasti di mare, mes-ciua, baccalà.
Il celeberrimo vermentino, prodotto con il 90% di quel vitigno, si sposa divinamente con ogni tipo di pescato.


Bagnone

Pochi altri borghi di Lunigiana possono conoscere la cronaca della fondazione della loro piazza mercantile, su un'ansa del torrente Bagnone, sotto l'antico borgo aggrappato al castello malaspiniano. A metà Quattrocento alle quattro antiche famiglie che lì abitavano si aggiunsero artigiani e bottegai arrivati da Vico, Fornoli, Taponecco, Pontremoli, Pastina, Merizzo, Panicale; nel 1428, da Malgrate, "venne nudo, ed ora è vestito" lo speziale Giovanni Antonio da Faye, il grande disincantato cronista della Lunigiana del '400, sepolto nella cappella castrense di Bagnone.

Bagnone divenne allora una delle quattro grandi piazze mercantili della Val di Magra.
La bella chiesa parrocchiale di san Nicolò ha un prezioso organo ed una venerata reliquia della Santa Croce e con la sua imponente facciata domina quella che può definirsi una classica piazza italiana, con il palazzotto di giustizia, il comune, le scuole, il palazzo dei Cortesini; la vicina villa Quartieri è attorniata da un grande parco; la piazza d'ingresso è ingentilita da un grandioso portico-monumento ai caduti in guerra e, come il restaurato teatro costruito nel Ventennio ed oggi tornato a vivere, testimonia la straordinaria ultima stagione artistica degli scalpellini di Lunigiana.

A Treschietto la torre di Giovan Gasparo Malaspina, a picco su un burrone, evoca questo malandrino marchese che collezionò scomuniche e condanne a morte, mentre a Jera si sente aria di vera montagna, tra castagneti ancora curati e acque pescose. A Vico e Corlaga mulini ad acqua macinano ancora castagne, mentre l'archeologia ha restituito l'unica fornace postmedivale scoperta in Lunigiana che produceva testelli e stoviglie.
Ma la vera sorpresa è Castiglione del Terziere, sede di capitanato fiorentino, con il suo castello-palazzo riportato in vita da Loris Jacopo Bononi, medico, poeta, scrittore che ha raccolto le più preziose memorie della Lunigiana: documenti, libri antichi, preziose prime edizioni, autografi di letterati e poeti.

Qui davvero è custodita l'eredità della secolare cultura lunigianese, della schiera innumerevole di poeti, scrittori, notai, letterati, condottieri, abili politici, uomini di chiesa che vissero presso le più celebri corti italiane, che esportarono nel mondo la genialità di questa terra di confine. Alla Pieve la chiesa ricorda l'antica organizzazione ecclesiastica della diocesi di Luni, mentre da Collesino la strada conduce fino alle case dell'Apella, in quel di Licciana, terra d'origine dei leggendario eroe risorgimentale Anacardi Nardi, fucilato assieme ai fratelli Bandiera.
Tra i tanti antichi illustri cittadini di Bagnone, uno ha il suo monumento nella cattedrale di san Martino di Lucca: è Pietro da Noceto, che il grande papa di Lunigiana Nicolò V elesse suo ascoltato segretario.

La rarità della squisitezza: la cipolla di Treschietto
Deliziosa, dolce, insuperabile - e rara - la cipolla di Treschietto è seminata e trapiantata nelle fertili piane dominate dai ruderi del castello Malaspina.
Viene coltivata da pazienti agricoltori con antiche tecniche e accurata e gelosa tutela del seme: è irrigata con delicatezza e cura, concimata con concime naturale e allevata in un terreno con caratteristiche uniche che ne garantiscono genuinità e sapore altrove perduti.
È un ortaggio che reca con sé il ricordo di una tradizione antica, quella delle donne del paese che nel giorno di mercato scendevano sotto i portici di Bagnone dove le aspettavano, per acquistare le pianticelle da trapiantare, buongustai di tutta la Lunigiana.
E altri buongustai le ricercano oggi, le apprezzano nelle sagre che le fanno conoscere, le distinguono, per l'etichetta che ne garantisce la provenienza.


Comano

Comano era chiamata la Svizzera della Lunigiana per la salubrità del clima, per il verde delle sue valli, per la vicinanza all' Appennino, per la moltitudine di villeggianti che passavano le estati in confortevoli alberghi. Il clima c'è ancora, il verde anche: persino la vecchia torre del castello è tornata a vivere, restaurata assieme a parte della cinta feudale; la cucina è ancora quella della tradizione, l'ospitalità anche.
Attorno al grande invaso del Lagastrello non è difficile imbattersi in cavalli al pascolo e nei faggeti che lo attorniano nascono pregiati funghi porcini.
Comano si affaccia alla storia per la prima volta in un documento del 938, quando re Ugo di Provenza porta in dote alla moglie Berta il paese e il suo castello; a queste terre guardarono sempre gli Estensi, che le elessero come loro punto di partenza per l'estensione del loro dominio in Lunigiana. L'eco della gran contessa Matilde, il breve dominio di Castruccio Castracani degli Antiminelli, poi il definitivo affermarsi dei Malaspina.

Al primo piano di questa torre - secondo un uso del tempo - un piccolo vano era destinato ad accogliere una cappella, di cui resta la piccola abside con la sua monofora.
Probabilmente proprio all'epoca della costruzione del campanile risale una importante e rarissima epigrafe datata al 1079, oggi custodita in sagrestia.
Documenti di questo tipo sono molto rari; la lapide in origine era all'esterno ed era destinata a ricordare ai posteri la grande impresa del restauro e forse della costruzione della torre campanaria, ma anche - orgogliosamente - il nome del suo autore: "Nell'anno dell'Incarnazione del Signore 1079, quando fu restaurata questa chiesa, mi fece il maestro Oto".
L'arte del lavorare la pietra sembra essere stata una prerogativa degli uomini di Comano, scalpellini, ma anche artisti: lo testimoniano il portale e gli arredi della chiesa di Comano, ma anche lo straordinario repertorio di portali, edicole votive, motivi ornamentali di Camporaghena.

La bontà del sottobosco: I porcini della Lunigiana
Hanno un profumo intenso, un sapore delicato e sono da secoli il vanto e la ricchezza della montagna lunigianese: una scrittrice inglese ai primi del 900 scriveva che in nessuna cucina della Lunigiana mancava un sacchetto di funghi secchi. Ai primi dell'ottocento un cronista pontremolese scriveva che i funghi secchi venivano mandati in regalo a Pisa e Firenze.
Oggi la raccolta e lavorazione del fungo, così come la conservazione, sono garantiti da cooperative, aziende e negozi di alta specializzazione.




ALBERGHI e RISTORANTI

Albergo-Ristorante Miramonti Via Roma, 51 -Tel.: 0187/484563 12 camere
Albergo-Ristorante Roma
Via Roma, 78/88 -Tel.: 0187/484216 13 camere
Albergo Ristorante Elisa
Via Roma,5 - Loc. La Costa Tel.: 0187/484217 - 15 camere
Ristorante Galletti
Loc. Crespiano - Tel.: 0187/484257
Ristorante Federici
Loc. Prota - Tel.: 0187/484610
Ristorante La Baracca Passo del Lagastrello Tel.: 0187/484713
Ristorante Chalet del Lagastrello Tel.: 0187/484706

AGRITURISMI

Casa Turchetti Loc. Cattognano Tel.: 0187/484502

B&B

Cà di Chiarella
Via Croce - Tel.: 335/5254139
Cà del Fraro
Via Castello - Tel.: 0187/484146
I Chiosi
Loc. Montale -Tel.: 335/5434572
Oasi
Via Castello -Tel.: 0187/484336
Zedda Salvatore
Cattognano - Tel.: 339/4458284



Filattiera

A Filattiera, all'ombra della più elegante e scenografica pieve della Lunigiana, i prati custodiscono tesori d'archeologia già studiati che aspettano solo di essere rimessi in luce ed illustrati nel museo che si sta allestendo e testimonierà l'ininterrotto popolamento di questa piana dalla lontana preistoria, all'epoca romana, alla presenza bizantina, alla grande stagione medievale, quando Filattiera fu la capitale dei Malaspina che scelsero come stemma lo spino fiorito.

La pieve di Santo Stefano, recentemente restaurata, sorse su un edificio di culto del VI secolo, nei pressi del grande vallo militare bizantino, eretto dove già i romani, tra il I e il II secolo, avevano posto una grande fattoria su quella strada che da Luni saliva verso la Pianura Padana. Ancora prima, in questo stesso luogo, i Liguri Apuani avevano allestito il loro pantheon di idoli di pietra che, travolti dal cristianesimo o da culture di altre genti, finirono per diventare solo semplici pietre da costruzione o lastre tombali, come testimoniano la stele femminile ed il guerriero dell'età del ferro esposti all'interno della pieve.

Il borgo che sorge sulla collina ha il tipico impianto medievale, con il castello duecentesco e le case allineate sul crinale, mentre nella parte più a sud resta, isolato, il complesso del primo insediamento medievale, con la torre e la chiesetta castrense di san Giorgio. Proprio in questa chiesa si conserva la più straordinaria epigrafe del medioevo lunigianesc: ricorda le benemerenze di uno straordinario uomo di chiesa, forse chiamato Leodgar, che convertì la gente al cristianesimo, spezzò gli idoli pagani, eresse chiese e dette pane e ristoro ai pellegrini della Via Francigena.


Una rarita gastronomica: la spalla cotta Non è un salume facile da trovare, ma è una vera golosità dal sapore d'altri tempi, prodotto prevalentemente nell'alta Val di Magra. È ricavata dalla parte anteriore del maiale ed è conservata con il suo osso, protetta da pelle grassa o dalla vescica del maiale. Dopo una stagionatura di alcuni mesi (ma può essere conservata anche per tre anni) si libera dalla pelle e può essere consumata sia fresca che cotta. Rosata, speziata e leggermente salata, la spalla cotta ha un sapore antico ed è uno straordinario salume che ha bisogno di un clima particolare. La spalla è ritenuta il salume più pregiato del maiale: la si conservava per i giorni di festa del patrono, per matrimoni e battesimi, per la trebbiatura, ma ancora più frequentemente nel passato i contadini la vendevano alla fiera di san Genesio di Filetto, il 25 agosto, e con il ricavato acquistavano il maialino da allevare per l'anno nuovo.




Alla porta di sopra, il 16 gennaio, vigilia di sant'Antonio Abate, rivive l'antico rito del falò purificatore: la grande catasta di legna viene accesa subito dopo la benedizione. Un tizzone del falò viene portato nelle stalle e nei pollai, a protezione degli animali domestici, sulla cui salute vigila sant'Antonio. A poca distanza dalla pieve un antico molino ad acqua, ancora in funzione, ricorda tempi non troppo lontani quando la grande piana strappata al fiume era una fertile campagna intensamente coltivata.

I musei La Pieve e il mulino Giuliani Mentre nei pressi della pieve si sta allestendo il museo del territorio, è proprio la pieve uno straordinario museo di se stessa, non fosse altro per la millenaria sacralità del luogo. Altro museo vivente è il vicino molino Giuliani, ancora funzionante ad acqua, esempio tra i più significativi dell'edilizia rurale lunigianese. Raccolta di oggetti religiosi e della civiltà contadina di Lusignana La raccolta di oggetti e attrezzi da lavoro del mondo contadino è ospitata nei locali di quelle che furono le stalle della canonica. Dedicata a Mario Nadotti, la raccolta è visitabile grazie agli attivi abitanti del paese e al lavoro dei volontari di Legambiente.
E' aperta su prenotazione e in Agosto, in occasione della festa patronale. Tel.: 0187/422598 - 455337

Nei dintorni di Filattiera nel borgo di Ponticello le case torri medievali rammentano tempi difficili quando gli uomini, con i loro raccolti, si rinchiudevano in torri abitabili che avevano la porta in alto, accessibile con scale di legno che venivano ritirate in caso di pericolo. Sperduti tra questi monti si incontrano i ruderi di una importante piazzaforte militare altomedievale: è Montecastello, forte baluardo del VII secolo che difendeva la valle dagli invasori che si affacciavano da oltreappennino.


 
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